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Lions Club Trasimeno we serve |
Sabato 22 Febbraio ore 11
Sala del Consiglio del Comune di Corciano
Presentazione del volume “Il regio osservatorio apistico di Solomeo,
uno sguardo dal passato per il futuro dell’apicoltura in Umbria”
a cura di Gianfranco Cialini e Luciano Giacchè,
con il contributo di Tiziano Gardi.
Una delegazione del Club partecipa alla presentazione del libro “Il regio osservatorio apistico di Solomeo, uno sguardo dal passato per il futuro dell’apicoltura in Umbria” alla presenza del Governatore del Distretto 108L Salvatore Iannì.
Sono intervenuti, oltre agli autori, Lorenzo Pirotti, Sindaco di Corciano, Simone Meloni, assessore all’Agricoltura della Regione Umbria e lo stesso Governatore Salvatore Iannì.
Il libro, presentato da Gianfranco Cialini, descrive la biografia del maestro Pietro Monini, esperto in apicultura, ai primi del 1900 principale promotore e studioso dell'apicoltura a Solomeo.
Esercitava la professione di maestro elementare a Solomeo e Castelvieto, ma era uomo di vasta cultura e di moltiplici interessi; si dice che abbia contribuito a progettare la chiesa parrocchiale di Solomeo e soprattutto il campanile, collaborando con il parroco dell'epoca, che era anche suo amico, don Luigi Brunelli.
Ottenne numerosi riconoscimenti per i suoi scritti sull'apicultura; usava arnie e metodi innovativi che lo fecero conoscere a livello locale, nazionale ed internazionale.
Il Ministero dell'Agricoltura nel 1902 gli concesse non solo la direzione del Regio Osservatorio, ma anche numerosi contributi per le sue ricerche e le attrezzature necessarie alle sperimentazioni; fu premiato a Torino per le innovazioni proposte nell'apicultura.
Morì nel 1911 mentre stava preparandosi al Congresso di Roma in cui si parlava della "peste delle api", argomento che stava studiando e sul quale aveva acquisito notevoli competenze; avrebbe potuto portare un sostanziale contributo.
Luciano Giacché ha riportato ampi riferimenti a filosofi e letterati che, nel corso dei secoli, hanno parlato del mondo delle api, da Aristotele in “de apium generibus” al XII libro dell’Iliade di Omero.
Ci fu poi Columella che nel I° sec.d.C. pubblicò il “de re rustica” con trattazione nel IX libro dell’allevamento delle api e Virgilio che ne parlò nel IV libro delle Georgiche.
Nello scorrere del secoli ritroviamo Pietro de Crescenzi, agronomo bolognese del 1300 che scrisse “opus ruralium commodorum”, opera in cui dedica ampio spazio alle tecniche di allevamento delle api.
Seguì il testo "Libro de la divina villa” di Corniolo della Corgna, in cui nel capitolo “Delle api" sono ribadite tutte conoscenze sull’argomento. Finalmente nel 1600, nel sua opera enciclopedica “apiarum”, Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei” mostrò alcune immagini di api al microscopio.
Di seguito, per interessamento del papa Urbano VIII ed utilizzando il microscopio di Galilei, fu incisa una tavola detta "Melissografia", in cui vengono molto ben definiti particolari anatomici delle api.
Poco dopo Jan Swammerdam scoprì che le api erano governate da una regina.
Tra i testi più recenti e significativi sull'argomento ha ricordato:
l'americano Frederick Kenyon che fece studi sul cervello delle api,
Ramon y Caial Santiago e Domingo Sanchez autori di studi sugli occhi delle api,
E. Berrevoets che pubblicò "la saggezza delle api",
J. Mingo, autore di "bees make the best pets",
Lars Chittka che scrisse "the minds of a bee",
S. Buchann che pubblicò "Quello che le api sanno".
Ha invitato tutti a sensibilizzarsi sulla protezione delle api per la loro sostanzale funzione nella protezione e conservazione dell'ambiente.
E' poi intervenuto il prof. Tiziano Gardi sul tema "L'importanza delle api in natura. Situazione e prospettive dell'apicultura nella salvaguardia dell'”apis mellifica ligustica"
Ha presentato una descrizione dell'evoluzione del nostro pianeta fin dai tempi della glaciazione con la comparsa delle api soprattutto in territori, come l'Italia, ricchi di una grande varietà floreale e di un clima abbastanza mite. Alcuni studiosi sostengono l'ipotesi che, senza la presenza delle api, forse sulla terra non sarebbe comparso l'uomo.
Ha poi parlato della specie di ape più diffusa in Italia, l'apis mellifica ligustica, e delle sue abitudini di vita, descrivendo in particolare la sciamatura, cioè la migrazione di un certo numero di api da un alveare ad altro luogo ove costituirne un altro in presenza di un sovrabbondanza di popolazione.
Per favorire la presenza delle api occorre conservare l'integrità dell'ambiente; l'abitudine attuale di alcuni agricoltori di usare fitofarmaci è fortemente nociva e nuoce alle api ed a tutti gli insetti impollinatori.
In Europa esistoni 17 tipi di api, ma l'apis mellifica ligustica è uno dei migliori esemplari, sia perché è molto prolifica, sia per la qualità del miele prodotto; pertanto sul nostro territorio vive l'esemplare che è più opportuno tutelare.
Esistono numerose normative a tutela della api, ma non sempre vengono rispettate.