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24 Novembre - Perugia Villa Spinola
Presentazione dell’opera di Pinturicchio “Gesù Bambino delle mani”
InterClub dei Lions Club Perugia Augusta Perusia,
Trasimeno, Perugia Centenario,
Perugia Maestà delle Volte, Deruta,
Marsciano, Città della Pieve
Dopo i saluti di Federica Ravacchioli, in rappresemntanza del Lions Club Perugia Augusta Perusia,
l’ing. Andrea Margaritelli ha presentato ai presenti l’avvincente storia del dipinto.
Tutto prende origine da un testo del Vasari che, con riferimento al papa Alessandro VI Borgia, parla di un affresco murario che sarebbe stato fatto dal Pinturicchio nel 1492 nella camera papale, nel quale si contemplava il papa inginocchiato davanti ad una madonna col volto di Giulia Farnese, nota a tutti come sua amante.
Come il papa Alessandro VI amava farsi rappresentare nei dipinti
Il papa successore di Alessandro IV Giulio II della Rovere disdegnò l’opera negli appartamenti papali.
Al punto da trasferire la sua residenza nelle stanze sovrastanti, nelle quali poi sarebbero state dipinte le Stanze di Raffaello. Gli appartamenti di Alessandro II furono chiusi al pubblico ed assegnati ad un vescovo.
Tali rimasero fino al 1655, quando il nuovo papa Alessandro VII Chigi, in imbarazzo perché voleva assumere lo stesso nome del Borgia, ne decise addirittura la distruzione.
Ma un vescovo, ammirando la splendida opera del Pinturicchio, consigliò ed ottenne il ritaglio di alcuni settori dell’opera, quello con la Madonna e quello con il bambino benedicente, che furono staccati dal muro e conservati a palazzo Chigi, ben distanti l’uno dall’altro, per non farli più associare tra loro, mentre il resto dell’opera - e soprattutto l’immagine del papa - venne distrutta.
Nei riquadri la parti salvate dell'opera di Pinturicchio
Si pensò allora che la notizia fornita da Vasari sull’esistenza del dipinto fosse falsa; ma invece dopo molti anni emerse un carteggio intrattenuto nel 1612 dal duca di Mantova Francesco IV Gonzaga con il suo legato a Roma, attraverso cui si viene a conoscenza di un gustoso e singolarissimo episodio.
Francesco Gonzaga, avuta notizia dell’esistenza dello scandaloso dipinto nel quale, secondo tradizione, Giulia Farnese – favorita di papa Borgia – appariva accanto a lui ritratta nelle sembianze di una Vergine Maria, trovò la cosa irresistibile occasione di scherno verso la famiglia Farnese e dunque incaricò immediatamente il pittore mantovano Pietro Facchetti di realizzarne una copia.
Il Facchetti, introdottosi quindi con uno stratagemma negli appartamenti vaticani – la cronaca ricorda per l’appunto come riuscì a corrompere un guardarobiere offrendogli “un paio di calze di seta” – si fece “svelare” il dipinto – prudentemente coperto con un “tafetà” inchiodato – e riuscì a riprodurlo in una tela, destinato a rimanere prima e unica testimonianza per i posteri dell’imbarazzante scena.
Ma la riproduzione scomparve dalla scena pubblica, forse per i ristabiliti rapporti tra i Gonzaga ed i Farnese.
Nel novembre del 1940, la principessa Eleonora Chigi Albani della Rovere e suo figlio Giovanni Incisa della Rocchetta, appassionato storico dell’arte, invitati a visitare il palazzo di una famiglia patrizia mantovana, improvvisamente si trovarono di fronte alla favoleggiata tela di Facchetti. Solo grazie all’irripetibile coincidenza di aver riunite in una sola persona memoria storica familiare e specifiche competenze artistiche, Giovanni Incisa della Rocchetta si ritrovò improvvisamente in mano le chiavi per risolvere questo intricato giallo storico.
Delle due parti salvate del dipinto una delle due, quella con il bambino benedicente, è stata acquistata in un’asta dalla Fondazione Margaritelli ed è stata mostrata al pubblico intervenuto; nessuna notizia si ha del ritaglio con il volto della Madonna-Giulia Farnese.
L'incontro si é concluso con la consegna dei guidoncini da parte dei rappresentanti dei Lions Club intervenuti all'ing. Margaritelli.